Si chiama Stavros, come Niarchos, il Rockerduck rivale del Paperone Aristotele Onassis. E come loro ha costruito un impero, non di dollaroni, ma di trottoline. Il fatto è che quando si entra nel regno di Stavros Kaminakis, in una viuzza del centro di Naxos, si ha la sensazione di essere in un altro mondo, e questo succede a chiunque abbia un’età compresa fra tre mesi e un secolo e mezzo.
Ateniese, cinquantanove anni, “ma anche sessanta…”, sussurra con un micro-ghigno soddisfatto, una moglie, due figli. E come ogni ottimo papà, si domanda quali giocattoli possano dare la vera gioia ai suoi bambini. Certo, non sono tanti i papà che risolvono il dilemma cercando in tutto il mondo oggetti semplici e tradizionalissimi, che abbiano però la sfrontatezza di competere con videogiochi sempre più sofisticati. E li battano, fino a umiliarli.
Perché l’elettronica dopo un pò stanca ed è condannata a dover superare continuamente se stessa sopravvivendo per tempi sempre più ristretti, mentre il legno colorato non ha questi problemi, e aspira alla quasi eternità. Sembra una consolazione da vecchietti che difendono i valori della propria infanzia, ma il micro-marketing di Stavros è la dimostrazione del fatto che i mondi sono tanti, molti di più di quanti ci immaginiamo.
Insomma, voleva far divertire i suoi bambini e ha scoperto tanti oggetti che in seguito avrebbero popolato Sunray, il negozio che diciotto anni fa aprì a Naxos. E che hanno divertito ormai un paio di generazioni.
Ma il primo che si diverte è lui, e poi, diciamolo, nessuno comprerebbe un giocattolo da un musone, e Stavros cattura il primo sorriso nel momento in cui lo si guarda: piccolo di statura, un po’ cicciotto, ma sembra leggero perché ha le sembianze di una creatura del bosco, un elfo, uno gnomo, un folletto, un fauno.
Il suo è un sorriso misurato, quello di uno che mostra il quasi nulla e aspetta l’esplosione di gioia di chi è entrato in un negozio aspettandosi un’immensità di déja-vu. Senza cerimonie né riti introduttivi, senza spiegazioni incensanti prende in mano una trottolina minuscola, la lancia in un vassoio di legno con il gesto più naturale del mondo: l’oggettino gira per qualche secondo, poi si capovolge, a testa in su, continuando a girare.
Bambini e bambinoni cambiano espressione, avrebbero trovato più semplice e logico il decollo di un missile, ma quel legnetto di due millimetri che si impone sul corpo-trottola è un eroe, è la prova che sulla fisica c’è da discutere.
Da bimbo che non vede l’ora di mostrare i giocattoli agli amichetti, Stavros non si accontenta del primo sorriso di meraviglia, e subito un’altra trottolina, questa più facile: try, try, prova, prova!
Il piccolo ci riesce, o quasi, il papà un po’ meno, lui incoraggia, guardate questa. Una dietro l’altra, arriva un’altra famiglia ma non è un negozio, è un parco dei divertimenti, e lui vuole finire il gioco dei dadi, una torre alta alta, e finché non crolla non can i help nessuno. E poi dimostra come uno scimmiotto di latta sia il miglior docente di aritmetica del mondo.
Stavros non è un sociologo, non è un moralista, un nostalgico, un passatista, un filosofo: semplicemente, accoglie chi entra nel suo mondo coloratissimo con il sorriso del bimbo che incontra amichetti vogliosi di giocare con lui.
Non ha clienti, solo visitatori i quali dopo pochi istanti sogneranno di ricreare, a casa, la stanza dei giochi di odos Exarchopoulou, strada che un giorno, sicuramente, sarà intitolata alle svoùres, trottole.
Nel suo antro magico c’è di tutto, e lui, negli anni, si è assicurato l’esclusiva dei marchi più prestigiosi del mondo: pochi li conoscono, ma quando il profano si trova a giocare con questi oggetti, si rende conto di non avere a che fare con cianfrusaglie, ma con strumenti ludicamente professionali.
E lui. Sorriso sornione, continua a scatenare un vero esercito di trottole con o senza corda, piccole o grandicelle, e avverte che questa è facile, questa difficile, guardando tutti con occhio furbetto.
Una delle più complicate da lanciare sfida il moto perpetuo: Stavros è irrefrenabile, scatena tutti i colori del mondo e ancora di più, ma la trottola dei record non si ferma mai.
Due coppie, una con bambino, una di bambini quarantenni, si aggirano fra le favole di legno. Lui, discreto, sta in disparte, ma è attentissimo e interviene fugando i dubbi, ogni tanto, sbagliando. Apposta, sicuramente: un folletto professionale non si ispira al superuomo, piuttosto al bimbo di ogni età che ha diritto di pasticciare novantanove volte e di sorridere alla centesima, quando il giochino parte. Sbilenco, ma dimostra che il dio delle trottole esiste e ci ama.
Qualche avventore è imbarazzato all’idea di non comprare nulla, ma il ghignetto di Stavros rassicura: “La trottola è qualche volta tonda come il mondo, ma non è il mondo, e si può vivere senza. “
Lui sa benissimo che bambini e adulti riaccenderanno lo smartphone cercando cartoni o geopolitica intricata. Ma sa pure che poi torneranno, perché solo i suoi legnetti hanno il potere di far comparire sulle facce quel sorriso buffo che lui, da piccolo, ricevette in dono da uno gnomo del bosco, e che non ha mai spento per sentirsi adulto.









