Ciao, Marco, Gianni, Chiara, piacere di conoscerti. Io? Studio, io lavoro in un bar e tu? Io faccio il ballerino. Il ballerino? Figo! E per lavoro?
Iniziava spesso così una conversazione tra giovani di varia estrazione che si incontravano per strada. E per lavoro? Si, perché quello che una persona fa nel campo dell’Arte, nel canto, nella danza soprattutto, non è mai stato considerato un lavoro.

Inizio la mia carriera artistica dopo essere stato un ginnasta di livello nazionale, ed aver insegnato Ginnastica Artistica e coreografia in Italia e in America.
Storicamente, senza fare un viaggio dettagliato, sappiamo che la danza, il movimento veniva usata come rituali religiosi e/o di comunione e vita sociale. La sessualità veniva espressa nei periodi in cui la fertilità della terra doveva essere aiutata da riti pagani e popolari. In seguito la danza diventò cultura sociale e a parte tutto quello che di folklorico è rimasto, veniva inserita nelle feste per intrattenere gli ospiti o i capi tribù, oppure per raccontare gesta epiche degli antichi scritti.
La danza venne codificata con l’avvento delle Corti europee, e a studiare i vari balli e la danza classica andavano i regnanti, Zar, dignitari, per poter partecipare ai balli di corte e feste ufficiali. In Russia, come in Italia e in Francia si creavano i primi balletti e i Maestri, viaggiavano nel continente europeo a educare Reali così come, iniziando le varie Scuole, giovani donne ed uomini che divennero poi i primi professionisti del balletto. In Francia, Il Re Luigi XV, grande mecenate per le arti coreutiche, non era particolarmente dotato di tecnica per cui si svilupparono alcuni passi “facilitati” che si chiamarono Royal.
In Oriente la danza si sviluppò in maniera più legata al racconto delle gesta epiche per cui, soprattutto in India, i gesti dei danzatori divennero un linguaggio riconoscibile dalle persone che andavano a vedere i loro spettacoli. Come in Cina e Giappone la danza veniva tramandata oralmente tra insegnanti e studenti così come le arti marziali. La danza sensuale delle donne veniva usata per intrattenere le persone abbienti.

Perché, quindi, siamo arrivati a dire “figlio di una ballerina” in senso dispregiativo alludendo in maniera per niente velata all’antica professione delle prostitute?
Purtroppo, l’Europa come la conosciamo noi è nata solamente dopo la Seconda Guerra Mondiale e dopo i grandi cambiamenti epocali della Germania, dell’Impero Sovietico, della Jugoslavia. Ognuna delle guerre che sono avvenute ha portato grandi distruzioni e povertà. I pochi artisti che rimanevano tali dovevano arrangiarsi a fare spettacoli nei posti più malfamati ma anche nei teatri, dove l’opera lirica prese campo, e sottostavano alla legge del cibo e del danaro.
Le persone agiate amavano divertirsi, e i Bal Tabarin in Francia si svilupparono con i “Viveur” che andavano a godere delle grazie danzanti delle ballerine di Can Can o della Valse. Famosi gli Apaches e Gigolettes, ovvero sfruttatori e prostitute che ballavano la Valse à l’Envers tanto declamata da Artaud. In Italia si sviluppò l’avanspettacolo in cui giovani e non più giovani ballerine facevano divertire le persone che aspettavano il filmato, lo spettacolo in genere e che si appartavano con i vari habitué e protettori.
I teatri d’Opera all’italiana, avevano una serie di retropalchi dove le persone, le famiglie potevano riposarsi, mangiare e perché no, intrattenersi con le ballerine alle quali, con promesse e gioielli, inviati nei camerini o direttamente con i fiori gettati sul palco veniva inviato un invito a raggiungere il Signore che le permetteva di guadagnare una esistenza migliore.
Da qui, ma non solo, il senso della frase di oggi, che percepito da persone che hanno fatto della danza e dello spettacolo in genere una vera professione, è frustrante ed umiliante.
Personalmente nel 2025, faccio i miei primi 45 anni di contributi Inps. I primi erano ancora legati allo sport e insegnamento, ma da Agosto 1984 ho fatto delle arti coreutiche la mia professione versando alla Ex-Enpals cassa di previdenza dello spettacolo tutti i miei contributi lavorativi.
Si, sono un ballerino. Perché questo sono rimasto e tutt’oggi vado a studiare danza classica e moderna, anche se la mia professione si è evoluta prima in assistente coreografo, quindi coreografo ed oggi anche regista. Ho lavorato in teatri italiani ed esteri, ho girato il mondo e già nella seconda metà degli anni ’80 vivevo a New York dove ballavo con un discreto successo in compagnie importanti in Broadway e off-Broadway. In Italia ho fatto tanta televisione e teatro ed oggi faccio coreografie per molti Film e serie Internazionali.
Purtroppo anche oggi, il rispetto delle nostre professioni, in Italia non c’è. Il Berlusconismo con l’avvento delle televisioni private, ha fatto scendere esponenzialmente il livello di professionismo. Era più importante fare la fila per fare un casting come “Velina” che andare a studiare per imparare una professione. Le Veline, Olgettine, Letterine e via dicendo sono diventate presentatrici, conduttrici e perché no, personaggi politici. Una parentesi, non ho niente contro coloro che hanno cercato di farsi strada così pur continuando a studiare e diventare qualcuno, ma i professionisti, purtroppo, non hanno più trovato contratti per loro. In larga parte lavorano solamente coloro che escono dai talent show ed hanno un numero di Follower elevato.
Non dappertutto è così, o almeno, non ovunque il rispetto dei ballerini e artisti in generale è come in Italia. In America ad esempio, i Performer professionisti vengono rispettati da tutti e pagati adeguatamente se non nelle piccole compagnie dove ancora si devono arrangiare per arrivare a pagare l’affitto, soprattutto nelle grandi “capitali” della East e West coast. In Asia, lavoro spesso in Cina e Taiwan, il nostro lavoro è apprezzato e considerato di alto livello, anche se ancora le paghe non sono sufficienti. Altrettanto in Russia, dove, a parte i due grandi teatri dove ho avuto l’onore di lavorare, Il Mariinskij a San Pietroburgo e il Bolshoi, a Mosca, le paghe sono ancora basse, ma il rispetto per gli artisti coreutici è altissimo e il pubblico va sempre a vedere gli spettacoli.


Potrei rispondere al nostro “Marco” : con il mio curriculum vitae che spazia nel cinema con artisti quali Woody Allen, Paul Haggis, Werner Herzog, solo per dirne alcuni, serie televisive come Rome, I Medici, i Borgia, ma anche Leonardo, il Gattopardo, oppure major come MGM, HBO, Netflix, Prime, Rai, con le quali continuo a lavorare e nei teatri di America, Russia, Cina, Taiwan, Germania, Francia, Spagna e così dicendo, ma no, non ho bisogno di farlo.
La mia mission, con gli spettacoli che faccio e con la cultura che mi permetto di rappresentare, è quella di insegnare e fare comprendere che le Arti in generale, e l’arte coreutica nel particolare, sono le sole cose che accomunano il linguaggio e la comunicazione di tutto lo scibile umano ed animale, oggi, come è sempre stato.
Alla prossima puntata… stay tuned!





