Tessere d’Arte: quando il tessile diventa linguaggio contemporaneo

Utopiche seduzioni. Dai nuovi materiali alla Recycled Art. Da Piero Manzoni alle nuove generazioni Mostra collettiva Plot Francesca Pasquali fasi di lavoro e1775900808113

A Forlì, negli spazi della Fondazione Dino Zoli, la materia si trasforma in racconto.

Dal 29 aprile al 31 luglio 2026, la mostra ” Tessere d’Arte. Intrecci tra materia e creazione”, a cura di Nadia Stefanel, invita il pubblico a immergersi nel mondo della Fiber Art, dove il tessuto smette di essere semplice supporto per diventare protagonista.

Qui, il filo non cuce soltanto: connette. Idee, persone, processi produttivi e visioni artistiche si intrecciano in un dialogo che attraversa industria e creatività, tradizione e sperimentazione.

Il tessuto come spazio di ricerca

Alla base del progetto c’è l’esperienza di Dino Zoli Textile, eccellenza del Made in Italy attiva dal 1972. Negli ultimi anni, l’azienda ha trasformato il proprio know-how in un laboratorio aperto, dove artisti e designer possono confrontarsi direttamente con materiali, tecnologie e competenze manifatturiere.

Dal 2017 a oggi, questo dialogo ha dato vita a un percorso articolato in cui il tessile diventa dispositivo espressivo, capace di raccontare storie, evocare memorie e generare nuove forme di relazione.

Residenze artistiche: la materia che diventa esperienza

Il cuore pulsante della mostra è rappresentato dalle residenze artistiche, momenti di confronto diretto tra artisti e realtà produttiva.

Emblematica è l’esperienza di Elena Bellantoni, che nel 2022 ha coinvolto i dipendenti dell’azienda in workshop partecipativi, trasformando il processo creativo in un atto collettivo. I tessuti – lino e velluto – sono diventati costumi e narrazione visiva nell’opera video “Se ci fosse luce sarebbe bellissimo”.

Qui, la materia non è più oggetto, ma relazione.

Mostre collettive: il tessile tra installazione e sostenibilità

Il percorso espositivo ripercorre anche importanti progetti collettivi che hanno segnato l’evoluzione del dialogo tra arte e impresa.

Tra questi, “Utopiche seduzioni” ha esplorato il potenziale dei nuovi materiali e del riuso, mentre l’installazione immersiva Plot di Francesca Pasquali ha dimostrato come anche gli scarti tessili possano diventare strumenti di sperimentazione artistica.

Con “Trame esplorative”, il tessuto si è fatto ambiente, esperienza sensoriale, spazio da attraversare.

Particolarmente significativo è il progetto “È QUI”, sviluppato con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna e le cooperative sociali del territorio. Qui il tessile diventa memoria condivisa: parole, immagini e suoni si traducono in pattern, dando forma a sedute che raccontano identità collettive. La frase “È QUI” diventa simbolo di presenza, appartenenza, relazione.

Progetti speciali: la materia che trattiene la memoria

Tra i lavori più intensi, “Fragile Sublime” di Silvia Camporesi restituisce, attraverso dodici fotografie stampate su tessuto, la memoria dell’alluvione che ha colpito la Romagna nel 2023. Il tessuto, con il suo bianco cangiante, amplifica la dimensione liquida e sospesa delle immagini, trasformando il dramma in una visione poetica.

Diverso ma altrettanto potente è il progetto “Camille” di Silvia Bigi, dove la tecnologia – dalla stampa digitale a sublimazione all’uso dell’intelligenza artificiale – dialoga con la storia. I pattern tessili, ossessivi e stratificati, intrecciano botanica e memoria femminile, dando vita a superfici che sono al tempo stesso decorative e perturbanti.

Un modello virtuoso tra arte, impresa e territorio

“Tessere d’Arte” non è solo una mostra, ma il racconto di un modello produttivo e culturale. Un sistema in cui manualità, innovazione tecnologica, sostenibilità e ricerca artistica convivono e si potenziano a vicenda.

Il riuso dei materiali, l’attenzione alle comunità locali, il coinvolgimento di scuole e realtà sociali dimostrano come il tessile possa essere non solo linguaggio estetico, ma anche strumento etico.

Dino Zoli Textile: quando l’impresa diventa cultura

Dietro “Tessere d’Arte” c’è una realtà che da oltre cinquant’anni intreccia industria, ricerca e visione. Fondata nel 1972 a Forlì, Dino Zoli Textile è oggi un punto di riferimento internazionale nella progettazione di tessuti per interior design, contract, nautica e hotellerie.

La sua evoluzione non si limita alla produzione: negli ultimi anni l’azienda ha sviluppato un approccio sempre più orientato alla sostenibilità, con collezioni come REspect, realizzate con filati derivati da materiali recuperati, e con l’adozione di sistemi energetici da fonti rinnovabili.

Ma è nel rapporto con il territorio che emerge la sua identità più profonda. Scarti di lavorazione e materiali tessili diventano risorse per scuole, associazioni e progetti sociali, alimentando una cultura del riuso e della creatività diffusa. Un impegno che trova nella Fondazione Dino Zoli il suo naturale prolungamento, attraverso mostre, residenze artistiche e iniziative dedicate all’inclusione e alla sostenibilità.

In questo intreccio tra impresa e cultura, il tessile non è solo prodotto: è linguaggio, responsabilità e visione.

Un sapere antico, una visione contemporanea

Attraverso fibre, trame e materiali non convenzionali, gli artisti in mostra riscrivono il rapporto tra arte e design. Il tessuto torna così alla sua essenza originaria: un medium capace di custodire storie, ma anche di generarle.

In un’epoca dominata dall’immateriale, “Tessere d’Arte” riporta al centro il valore della materia. Non come limite, ma come possibilità.

Autore
Data
Condividi
Articoli correlati all’argomento