Ci sono annate che si ricordano per il vino.
E poi ci sono annate che si ricordano per ciò che rappresentano.
Per Vinchio Vaglio, il 2025 è stato questo: un anno che ha dato risposte. Risposte nette, concrete, in un tempo in cui il mondo del vino è attraversato da incertezze e riposizionamenti. Un anno chiuso con bilancio in attivo, scorte azzerate, un’identità aziendale ancora più solida, in Italia come all’estero. Ma soprattutto, un anno che ha confermato una verità semplice e potente: quando la visione è chiara e condivisa, le colline parlano.
Vinchio Vaglio nasce nel 1959 come cooperativa. Una parola che qui non è mai stata sinonimo di compromesso, ma di alleanza. Tra uomini e donne, tra vigneti e cantina, tra fatica quotidiana e prospettiva futura. Da sempre l’obiettivo è doppio e inscindibile: fare vini di qualità e riconoscere dignità economica al lavoro dei viticoltori.
Per anni questo equilibrio è passato attraverso la Barbera venduta sfusa. Poi, all’inizio degli anni Duemila, qualcosa cambia. Con la presidenza di Lorenzo Giordano, la cantina sceglie una strada più impegnativa, più lenta, ma decisiva: costruire valore attraverso il vino confezionato, l’identità, la riconoscibilità. Oggi quella scelta è diventata realtà: il 100% della produzione è imbottigliata, con circa un milione di bottiglie e 700 mila bag in box che viaggiano nel mondo portando con sé un’idea precisa di Barbera e di territorio.
Dietro quei numeri ci sono 500 ettari di vigneti, per l’80% dedicati a questo vitigno generoso e severo. Colline ripide, bricchi che non concedono scorciatoie, appezzamenti che obbligano a lavorare lentamente, spesso a mano. Chi non li ha mai visti fatica a capire cosa significhi coltivarli. Qui la viticoltura non è mai neutra: è scelta, resistenza, passione.
È per questo che Vinchio Vaglio continua a liquidare le uve di Barbera a valori tra i più alti della zona. Non per strategia di marketing, ma per coerenza. Perché riconoscere il lavoro significa garantirne il futuro. E il futuro passa anche dalla tutela di un patrimonio fragile e prezioso: le vigne vecchie.
Da decenni la cantina protegge vigneti che superano i 50 anni, cuore pulsante di vini come Vigne Vecchie e Vigne Vecchie 50. Altri filari, con più di trent’anni sulle spalle, danno vita a etichette simbolo come I Tre Vescovi, Insynthesis e al Nizza Laudana, nato da un bricco che sembra disegnato apposta per mettere alla prova l’uomo e premiare il vino. A questi viticoltori Vinchio Vaglio riconosce compensi adeguati a una fatica che non è solo agricola, ma culturale. È anche grazie a questo approccio se il cambio generazionale, qui, non è una parola vuota.
Un impegno che ha ricevuto attenzione internazionale con il riconoscimento della Old Vine Conference, che seleziona nel mondo i produttori capaci di custodire e valorizzare le vecchie vigne. Ma Vinchio Vaglio sa che custodire non basta: bisogna anche prendersi cura del presente.
Essere cooperativa significa avere una responsabilità più ampia. Per questo la cantina è certificata Equalitas, pubblica da anni il proprio bilancio di sostenibilità e lavora su tre assi che non possono esistere separati: territorio, persone, economia. Le scelte sono concrete: riduzione dei solfiti, bottiglie leggere, tappi tecnici quando possibile, bag in box pensati non come rifugio ma come atto consapevole, capace di ridurre l’impronta di carbonio e di portare vini di qualità sulle tavole di tutto il mondo. A questo si aggiunge l’autosufficienza energetica garantita dal fotovoltaico.
Il legame con il territorio va oltre il vigneto. Vinchio Vaglio ha contribuito alla nascita del Parco Regionale della Val Sarmassa, ha creato luoghi di sosta, installazioni artistiche, una Big Bench, percorsi che invitano a fermarsi e guardare. Perché il paesaggio, qui, non è una cornice: è parte del racconto.
I riconoscimenti arrivati nel 2025 – dai Tre Bicchieri del Gambero Rosso alle medaglie internazionali, dai punteggi oltre i 90/100 di Decanter, Suckling e Falstaff ai premi dei concorsi più autorevoli – non sono un punto di arrivo. Sono semmai una conferma silenziosa di un lavoro che dura da anni.
Eppure, chi guida Vinchio Vaglio non ha mai avuto l’indole di chi si ferma. «Siamo orgogliosi dei risultati ottenuti», racconta il direttore Marco Giordano, «ma sappiamo che crescere significa continuare a investire». Nel 2026 sono già previsti nuovi interventi: il raddoppio della linea per il confezionamento dei bag in box e il restauro della parte storica della cantina del 1959, cuore produttivo con oltre 160 vasche in cemento, testimoni silenziose di generazioni di vendemmie.
Il 2025, per Vinchio Vaglio, non è solo un anno positivo.
È la dimostrazione che si può essere impresa senza perdere l’anima, cooperativa senza rinunciare all’eccellenza, moderni restando profondamente radicati.
E che, se ascoltate davvero, le colline sanno sempre come rispondere.









