Chianti Classico Collection: il profumo della nuova annata 2024

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Chianti Classico Collection: il respiro profumato della nuova annata 2024

Ci sono annate che scorrono lisce come un sorso estivo.
E annate che invece mettono alla prova la terra, la vite e le mani dell’uomo.

La 2024 del Chianti Classico appartiene alla seconda categoria.
Un’annata complessa, irregolare, a tratti capricciosa. Piogge, sbalzi, tensioni climatiche che hanno richiesto attenzione, pazienza, capacità di ascolto.

Eppure, è qui che il Sangiovese torna a insegnare, quando è guidato da mani sapienti, anche dalle stagioni più difficili possono nascere vini luminosi.

La grazia dopo la fatica

Nel calice, la nuova annata sorprende.
Non per potenza, ma per grazia dinamica.

I vini si presentano più agili, scattanti, attraversati da una freschezza viva e da una bevibilità che invita al sorso successivo. Ma soprattutto, ciò che colpisce è la dimensione aromatica: una vendemmia che nel bicchiere si traduce in profumi nitidi, diffusi, spesso floreali.

Molti fiori.
Viola, rosa, iris, glicine.
Un Chianti Classico che sembra aver trasformato le difficoltà stagionali in precisione olfattiva.

Il Sangiovese, ancora una volta, dimostra la sua natura resiliente: sensibile ma tenace, capace di reagire alle intemperie con vini che non cercano volume, ma espressività.

È un’annata che non alza la voce.
Ma si fa ascoltare.

Sette calici che hanno lasciato il segno 

Nel grande mosaico degustato, alcuni vini hanno acceso un’eco più lunga.
Non per muscoli o concentrazione, ma per armonia, vibrazione e personalità.
Ecco sette interpretazioni che hanno mi hanno attratto di più.

Castello di Querceto – UGA Greve

Un naso ampio, quasi arioso: glicine, resine sottili, legni nobili appena sussurrati.
Il sorso è appagante, pieno di energia composta, con un guizzo agrumato che richiama il pompelmo e allunga la beva con eleganza.

Viticcio – UGA Montefioralle

Frutta rossa e piccoli frutti di bosco si intrecciano a una speziatura pepata intrigante.
In bocca è goloso, immediato, quasi carnale: un vino che non chiede il permesso ma cerca direttamente la gola.

Molino di Grace – UGA Panzano

Viole e mirtilli rossi aprono la scena, seguiti da una mentuccia fresca che alleggerisce il quadro.
Il sorso è saporito, dinamico, con ritorni di arancia e susina che ne aumentano profondità e slancio.

Santedame – UGA Castellina

Armonie floreali delicate che si trasformano in lamponi e fragoline croccanti.
Il palato è sapido, vivace, attraversato da una tensione gustativa che invita continuamente al riassaggio.

Capraia

Rubino con riflessi porpora e un ventaglio agrumato che spazia dal cedro al pompelmo rosa.
Secco, salino, teso: un Chianti Classico marino nell’anima, con una chiusura lunga e sapida che resta impressa.

Poggerino – UGA Radda

Viola mammola nitida e verticale.
Il sorso corre veloce ma non fugge: dinamico, preciso, persistente. Un vino che gioca sull’equilibrio tra energia e finezza.

San Giusto a Rentennano – UGA Gaiole

Ciliegia matura e florealità elegante.
In bocca è pieno, fresco, con un tannino presente ma integrato. Un Sangiovese che unisce profondità e compostezza senza mai perdere slancio.

Il Chianti Classico che verrà

La sensazione, uscendo dalla degustazione, è chiara: il Chianti Classico sta ridefinendo il proprio equilibrio.

Meno ricerca della massa.
Più centralità del profumo.
Più precisione territoriale.

La 2024 non è un’annata muscolare.
È un’annata espressiva.
E forse proprio per questo capace di raccontare con maggiore sincerità il volto del Sangiovese contemporaneo.

Un volto fatto di fiori nel calice, tensione nel sorso e identità sempre più nitida.

Perché alla fine, anche nelle stagioni più difficili, il Chianti Classico trova sempre il modo di ricordarci una cosa: il Sangiovese non cerca la perfezione.
Cerca la verità.

E quando la trova, si sente.

 

 

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