Il caffè che cammina: a New York nessuno si ferma

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 C’è un dettaglio che salta subito all’occhio quando vieni, o vivi a New York: nessuno si ferma a bere il caffè.

Lo portano via. Sempre. Che sia una tazza di carta fumante o una travel mug da un litro, il caffè qui è una bevanda in movimento.

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Lo si sorseggia mentre si attraversa la strada, si corre verso la metro o si scrollano le email. È parte della coreografia quotidiana: passo veloce, auricolari, borraccia di caffè stretta in mano.

E non è solo una scelta personale. È strutturale.

I bar non hanno quasi mai un bancone dove appoggiarsi. Non c’è spazio per restare, solo una fila ordinata che arriva fino alla porta e poi via. Come se anche l’ambiente volesse ricordarti che il tempo è poco, che ci si deve spostare, che non si può indugiare.

Bere caffè, sì. Ma farlo in piedi, da soli, mentre si va da qualche parte. All’inizio, ammetto, è stato scomodo.

Venendo da una cultura in cui fermarsi per un caffè è quasi un gesto sacro, mi sentivo sempre un po’ fuori posto. Come se restare immobile con la tazzina in mano fosse una distrazione, una debolezza.

E poi c’erano i caffè da portare agli amici. Quante volte mi sono ritrovata con due bicchieri da asporto, uno sopra l’altro, in equilibrio precario, mentre cercavo con la mano libera di tirare fuori il telefono per vedere dove fosse il mio amico.

Risultato: caffè rovesciato, schiuma addosso, giacche macchiate, pantaloni segnati da aloni.

Sono arrivata più di una volta agli appuntamenti con l’aria di chi ha fatto colazione… ma addosso!

Ma la verità, quella che si respira qui,  è che qui il caffè non è la pausa. È l’accessorio. È la benzina per la giornata.

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Non serve un momento per berlo, perché ogni momento è buono. L’importante è che ci sia. E che si muova con te.

In una città dove si corre sempre, anche il caffè deve stare al passo.

It’s Truth!

 

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