Le proteine non improvvisano. E se ricordassero?

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Le proteine non improvvisano. E se ricordassero già come piegarsi?

*“Dio non gioca a dadi.   E forse la materia non improvvisa.”* — Albert Einstein

Dal paradosso di Levinthal alla Teoria dei Furrows: quando l’informazione non spiega la realtà, ma la orienta. C’è qualcosa che non torna. E non torna da più di mezzo secolo.

Il paradosso di Levinthal è una di quelle anomalie che la scienza ha imparato a gestire, ma forse non ha mai davvero risolto fino in fondo. Una proteina, per trovare la sua forma funzionale, dovrebbe esplorare un numero astronomico di configurazioni.
Se lo facesse davvero, impiegherebbe tempi incompatibili con la vita. E invece no.
Si ripiega in pochi millisecondi. Non prova tutto. Non sbaglia quasi mai. Non perde tempo.

Allora la domanda è inevitabile: come fa la proteina a sapere dove andare? E come fa a ripiegarsi ?

La risposta ufficiale (e il suo limite).

La biofisica risponde così: le proteine si muovono all’interno di un paesaggio energetico a imbuto. Alcune configurazioni sono più favorevoli, e il sistema converge naturalmente verso di esse. Tutto corretto. Tutto elegante. Ma non tutto spiegato.

Perché un imbuto energetico spiega dove si va. Non spiega davvero quanto rapidamente ci si arrivi. 

E soprattutto non scioglie quella sensazione sottile: che il sistema sia già orientato.

E se non fosse solo energia?  E se ci fosse qualcosa in più? Qualcosa che non spinge, ma orienta. Non forza, ma suggerisce.

La Teoria dei Furrows- studiata e redatta assieme a Sabrina Ulivi) introduce esattamente questo elemento. Un’ipotesi radicale, ma sorprendentemente coerente con la fisica dei sistemi complessi: l’esistenza di tracce informazionali persistenti nello spazio-tempo, capaci di modulare i comportamenti della materia.

I Furrows non sono forze. Non sono campi nel senso classico. Non sono particelle. Sono impronte informazionali. E la loro azione è sottile ma incisiva: alterano le probabilità.

 

Il punto in cui la fisica incontra la memoria.

Il comportamento di una proteina è governato da leggi statistiche.
Ogni configurazione ha una probabilità che dipende dalla sua energia: P(ci) = exp( -Ei / (kB * T) ) / Z

Dove:

  • Ei = energia della configurazione 
  • kB = costante di Boltzmann 
  • T = temperatura 
  • Z = somma di tutti gli stati possibili 

È qui che la Teoria dei Furrows interviene. Non cambia le regole. Cambia i pesi. 

Introduce una perturbazione energetico-informazionale, indicata come dEF, che modifica il paesaggio energetico: 

PF(ci) = exp( -(Ei + dEF) / (kB * T) ) / ZF

Cosa significa davvero ?  Anche una variazione minima dEF può aumentare la probabilità di alcune configurazioni, ridurre drasticamente altre, e orientare il sistema verso lo stato funzionale 

Questo effetto è definibile come: BF(ci) = PF(ci) – P0(ci)  cioè il bias conformazionale indotto dal Furrow.  Non perché la proteina “sa” cosa fare. Ma perché non può fare altro che Ridurre il caos, senza eliminarlo.

Il paradosso di Levinthal nasce da un problema di esplorazione: troppe possibilità. La Teoria dei Furrows suggerisce che il sistema non esplora tutto perché:  lo spazio delle possibilità è già deformato.Non eliminato. Non semplificato. Orientato.

Una memoria che precede la forma: Se questa ipotesi fosse anche solo in parte corretta, le implicazioni sarebbero profonde. Il folding proteico non sarebbe solo il risultato di interazioni locali, ma l’espressione di una memoria più ampia, inscritta nel sistema stesso.  

Una memoria che:

  • non è contenuta nel DNA 
  • non è riducibile alla chimica 
  • ma agisce come campo di possibilità orientato 

Tempo e accelerazione: il dettaglio che non torna. Se introduciamo questa modulazione, anche il tempo cambia:

tF = t0 * exp( -dEF / (kB * T) )

Dove:

  • t0 = tempo senza Furrow 
  • tF = tempo reale osservato 

Anche una variazione minima può produrre una grande accelerazione del processo. Non serve una forza enorme. Serve una informazione coerente. Non una sostituzione, ma un livello in più.

Attenzione: la Teoria dei Furrows non distrugge la biofisica. La completa. 

  • il funnel energetico resta 
  • le interazioni molecolari restano 
  • la chimica resta 

Ma sopra tutto questo si aggiunge un livello:  l’informazione come modulatore della realtà fisica

Conclusione: una scienza che cambia direzione? Si. Se accettiamo anche solo la possibilità che i Furrows esistano, allora dobbiamo riscrivere qualcosa di molto profondo:

  • la memoria non è solo biologica 
  • l’informazione non è solo un output 
  • il comportamento della materia non è solo locale 

E la domanda cambia radicalmente: non più “come si forma una proteina”, ma “quale informazione rende possibile quella forma?” È una domanda scomoda. Ma è anche il punto in cui la scienza, ogni tanto, fa un salto. E forse questo è uno di quei momenti.

E allora, forse, Einstein aveva ragione: “Dio non gioca a dadi.”

Se davvero la materia non procede per tentativi ciechi, se davvero il caso non è l’unico motore del reale, allora dobbiamo considerare una possibilità ancora più radicale: cioè che esista una struttura informazionale profonda ,capace di orientare ciò che accade, senza determinarlo.

Non una forza. Non una legge nel senso classico. Ma una traccia. Un solco. Un Furrow.

E forse la vera scoperta è questa. Non che le proteine si ripiegano velocemente. Ma che non stanno improvvisando.  E se non stanno improvvisando, allora stanno seguendo qualcosa. E se stanno seguendo qualcosa,  allora quel qualcosa esiste. E non è visibile. Ma è efficace.

La frase con cui tutto era iniziato… “Dio non gioca a dadi.”  Forse no. Ma forse — oggi possiamo iniziare a dirlo — la materia non gioca neanche a caso.

 

Riferimenti

  • Penrose, R., & Hameroff, S. (2011). La coscienza nell’universo: una revisione della teoria Orch-OR. Physics of Life Reviews.
  • Bohm, D. (1980). Interezza e ordine implicito. Routledge.
  • Popp, F.-A. (1999). Sulla coerenza dei biofotoni. Coerenza quantistica macroscopica.
  • Cozzolino, G. & Ulivi, S. (2025). La Teoria dei Solchi: una neurofisica dell’informazione nello spazio-tempo granulare.

 

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