C’è una targa discreta, in via Pier Capponi 72/A, che custodisce una promessa. Sopra, un nome inciso: Santabarbara. Dentro, invece, tutto prende vita: una luce calda che avvolge, i profumi che cambiano di giorno in giorno, bicchieri che tintinnano e voci che si intrecciano in un’unica melodia. È un luogo che non pretende perfezione, ma offre autenticità.
Il nome affonda le radici nella leggenda di Santa Barbara, martire cristiana del VI secolo, protettrice contro incendi, esplosioni e fulmini. Una figura che ricorda quanto il fuoco, se non governato, possa distruggere.
E non è un caso: aprire un nuovo ristorante a Firenze oggi è davvero un po’ come “giocare con il fuoco”, come ammette uno dei due chef, Alessio Ninci. In una città già satura di insegne, dove ogni apertura è una battaglia tra sogni e fallimenti, Alessio e Lorenzo Chirimischi hanno scelto di rischiare. Perché la passione, quando arde, non conosce ostacoli.
Un desco che diventa dialogo
Santabarbara è piccolo e intimo: appena venti coperti. Il cuore del locale è un bancone che abbraccia la cucina a vista, come in un sushi bar, ma con un’anima fiorentina e contemporanea. È lì che Alessio e Lorenzo cucinano, servono, raccontano. Nessun filtro tra sala e fornelli: la cena diventa dialogo, vicinanza, condivisione.
L’atmosfera è calda, mai ingessata: musica rock e hip-hop accompagna piatti che sorprendono senza ostentare, in un contesto che scuote la scena gastronomica fiorentina con una ventata di energia nuova.

Una cucina che nasce dall’essenzialità
Come racconta Lorenzo Chirimischi: “Santabarbara propone una nuova idea di ristorazione con menu brevi che riducono i costi per il cliente e per il ristorante, migliorando la qualità e riducendo sprechi alimentari e carichi di lavoro in cucina. La sala è ottimizzata grazie a prenotazioni online, e la cucina è razionalizzata per evitare consumi eccessivi e stoccaggi inutili: l’obiettivo è di acquistare materie prime quotidianamente da piccoli produttori locali, che influenzeranno il menu. Questa filosofia permette di offrire una cucina istintiva, territoriale e contemporanea, arricchite dalle nostre esperienze precedenti”.
Il progetto Santabarbara mira a decontestualizzare il concetto di “Fine dining”, trovando un equilibrio tra sostenibilità , ospitalità e un’esperienza gastronomica unica.
La filosofia è chiara: menu brevi, non scritti, spiegati con cura, che cambiano ogni giorno in base a ciò che offrono mercato e piccoli produttori locali. Non ci sono piatti “fissi”, solo percorsi di degustazione che seguono l’istinto e la disponibilità delle materie prime. È un modo per garantire freschezza, ridurre sprechi e restituire valore al tempo presente.
Quattro i percorsi, ognuno con un nome evocativo, come armi che raccontano il legame con la Santa protettrice:
- Fulmine (25€): 5 piattini veloci, personali o in condivisione, che illuminano la tavola.
- Torre (45€): tre piattini e due portate principali, più confortevoli e tradizionali.
- Cannone (45€): la stessa struttura della Torre, ma con sapori più esplosivi e creativi.
- Spada (60€): il percorso più completo, cinque portate che rappresentano l’essenza di Santabarbara.
Non è solo un modo di mangiare, ma un manifesto: dimostrare che la ristorazione può evolvere con coraggio, trovando un equilibrio tra sostenibilità, ospitalità e bellezza.
Qui, alcuni piatti davvero unici. Che trasportano in una fusion emozionale senza valigia.
Dietro ai fornelli: due storie, un sogno
A rendere credibile questo progetto ci sono le vite e le esperienze dei suoi fondatori.
- Lorenzo Chirimischi ha mosso i primi passi accanto a Gaetano Trovato nel ristorante “Arnolfo” a Colle Val d’Elsa, per poi approdare al tre stelle Michelin “St. Hubertus” di San Cassiano. Dopo esperienze a “Essenziale” (Firenze) e al “Borgo Santo Pietro” di Chiusdino, ha scelto la strada più difficile: mettersi in proprio.
- Alessio Ninci, diplomato al Cordon Bleu di Firenze, ha lavorato con Marco Stabile a “Ora d’Aria” e con Matteo Lorenzini al “Sesto on Arno”. Dopo anni all’“Essenziale” e un’esperienza come Executive Chef all’“Alchymist Grand Hotel & Spa” di Praga, è tornato a Firenze per aprire il locale che oggi è la sua casa.
Due percorsi diversi, ma complementari. Due anime che si sono incontrate per creare un luogo capace di tenere insieme ricerca e convivialità, tradizione e modernità, rigore e libertà.
Una scintilla che guarda al futuro
In un solo anno Santabarbara non ha solo riempito tavoli: ha conquistato fiducia. Ha dimostrato che essenzialità, gusto e accessibilità non sono compromessi, ma una nuova strada per la ristorazione.
Perché qui il lusso non è la perfezione: è la gioia di stare insieme. È un desco che diventa rifugio, un piatto che diventa incontro, un ristorante che sceglie di camminare sul filo del fuoco con coraggio.
E forse è proprio questo il segreto: che Santa Barbara protegga le scintille, ma lasci ardere la fiamma di chi crede davvero in ciò che fa.
















